
Il DL 16/3/23 è stato emanato per riformare il ns regime impositivo, in primo luogo Irpef e Ires, l’art.10 prende in considerazione l’imposta sulle successioni e donazioni.
Mi sembra di desumere, dalla lettura dell’articolo, che si tratti fondamentalmente di una razionalizzazione.
Il gesstito dell’imposta nel 2022 è stato di 1.043 mln di euro contro gli 805 mln di euro nel 2018 (Covid?).
Regime attuale
L’imposta sulle suvevssioni in Italia è tra le più basse in assoluto: aliquota proporzionale del 4% per il coniuge, partner di unione civile, discendenti e ascendenti con una franchigia, per soggetto, di 1 milione di euro, aliquota del 6% tra fratelli, con franchigia per soggetto di euro 100.000, e stessa aliquota del 6% , ma senza franchigia, per parenti entro il quarto grado e affini entro il terzo; aliquota dell’8% per tutti gli altri. Esistono poi agevolazioni significative per il passaggio di quote societarie di controllo (esenzione) e per i patti di famiglia, strumento da utilizzarsi per il passaggio generazionale delle imprese.
All’estero
Esperienze estere sono sicuramente più penalizzanti, e la riprova l’avrà avuta chi ha avuto il caso di successioni con beni all’estero.
Ricordiamo con in Italia esista il principio di tassazione cosiddetto Worldwide; la successione di un residente in Italia è soggetta alle imposte su tutti i beni, anche se esistenti all’estero.
In presenza di beni immobili situati all’estero, ad esempio in Francia, l’erede italiano pagherà l’imposta sulle successioni locale, molto elevata, e a scaglioni, e poi, in virtù della convenzione contro le doppie imposizioni, si detrarrà tale imposta delle imposte dovute sullo stesso bene, in Italia. Ma praticamente, essendo l’imposta francese molto più elevata di quella italiana, di fatto si paga la sola imposta francese.
In Francia coniuge e partner di unione civile sono esentati, mentre per i figli e gli ascendenti si applicano aliquote a scaglioni, dal 5% al 45%, con una piccola franchigia di euro 100.000 ridotta fino ad euro1.594 per discendenti in linea retta di secondo e terzo grado. per fratelli aliquota dal 35% al 45% con franchigia di euro 15.932 e 60% per tutti gli altri soggetti.
Nel Regno Unito come per la Francia, coniuge e partner di unione civile sono esentati; altrimenti l’aliquota è del 40% con franchigia da 325.000 a 1 milione di sterline per i discendenti in linea retta e da 325.000 a 650.000 sterline in assenza di parentela.
Qualche agevolazione per la presenza della casa di residenza.
In Germania, aliquote dal 7% al 30%, con franchigia fino ad euro 500.000 per coniuge e partner di unione civile, di euro di 200.000 o 400.000 per figli e fino ad euro 100.000 per ascendenti.
Aliquota dal 15% al 43% per fratelli, nipoti, suoceri ed ex coniugi, con franchigia di euro 20.000, e sempre con franchigia di euro 20.000 in assenza di parentela, con aliquote dal 30% al 50% (Dati esteri tratti da Michela Finizio, Il Sole 24 ore del 27 marzo 2023).
Si segnala un caso della pratica; in Spagna, una donazione effettuata in Italia di bene immobile in Italia a cittadino italiano residente in Spagna è soggetta a imposta sulle donazioni anche in Spagna.
Conclusione
Risulta di tutta evidenza la gran differenza del regime fiscale italiano, rispetto ad altre realtà di paesi a noi vicini.
Una giustificazione che spesso viene data per giustificare questo diverso trattamento è che in Italia vige da sempre un regime civilistico molto limitativo, circa la legittima, diritto che in certi paesi o è molto limitato o addirittura non esiste (come parrebbe essere in USA).
Tenuto conto di tutto, pare pertanto assai poco probabile che le imposte sulle successioni possano avere una riduzione, con la riforma tributaria.
In ogni caso ritengo che anche l’ipotesi contraria (aumento dil carico fiscale dell’imposta in questione) possa aver luogo.
Fonte: Fonte: https://www.commercialistatelematico.com/articoli/2023/04/imposta-successioni-nella-riforma-fiscale.html

